venerdì 29 ottobre 2010

Banana bread


Paradossalmente non ho mai cucinato tanto come in quest'ultima settimana! Su commissione, per amicizia, per una insanabile voglia di dolce... Insomma, quando non ero al lavoro ero davanti al fornello!
Nonostante questa full immersion in cucina, ieri sera, mentre ero ancora invasa da pezzi di zucca in ogni minimo spazio della cucina-buco, mi è venuta voglia di fare un banana bread che avevo visto tempo fa da Alex.
La cosa buffa è che io ho sempre odiato le banane, come ho già raccontato qui. Ma questo banana bread mi chiamava, e quando un dolce chiama Gloria, Gloria non può resistere.
Questo cake é veramente buonissimo  - non ne avevo dubbi, Alex e le sue ricette sono sempre una garanzia! - e il profumo che esce dal forno durante la cottura è di quelli che ti mette subito di buonumore. 
Ecco il mio profumatissimo banana bread.

Ingredienti:
125 g di burro morbido
125 g di zucchero di canna
2 uova
2 stecche di vaniglia
4 banane mature
300 g di farina
un cucchiaino di bicarbonato
un pizzico di sale
cannella
60 g di mandorle tritate grossolanamente

Montare lo zucchero con il burro fino ad avere un composto spumoso, unire poi le uova e i semi estratti dalle stecche di vaniglia e continuare a lavorare per qualche minuto. Schiacciare bene le banane e aggiungerle al composto, unire poi la farina setacciata, il bicarbonato e il sale e amalgamare gli ingredienti senza lavorare troppo il composto; aggiungere quindi la cannella e le mandorle tritate e versare il tutto in uno stampo da plumcake imburrato, cuocere nel forno già caldo a 180° per circa un'ora (fare sempre la prova dello stecchino per controllare la cottura: il cake sarà pronto quando infilando uno stecchino nel cake questo uscirà completamente asciutto). Fare quindi raffreddare il cake su una griglia.

venerdì 30 luglio 2010

Arrosto di tacchino con pomodori secchi, mandorle e basilico


Mancano ancora una decina di giorni alle mie tanto sospirate vacanze, e pian piano sto iniziando a svuotare il freezer... Ho iniziato ieri dalla fesa di tacchino.
Mi piaceva l'idea di riempirla con qualcosa di saporito ed estivo allo stesso tempo... nel mio immaginario i pomodori  - freschi e secchi - sono il simbolo dell'estate, così come il basilico: ecco trovato il mio ripieno ideale!

Ingredienti:
una fesa di tacchino da circa 1 kg
200 g di pomodori secchi sott'olio
una decina di foglie di basilico
130 g di mandorle con la pelle
olio extravergine d'oliva
sale
aceto di pinot nero (o vino)

Tritare piuttosto finemente i pomodori secchi con il basilico lavato e le mandorle, regolando di sale se necessario (io non l'ho fatto) e aggiungendo qualche cucchiaio di olio. 
Con un coltello affilato aprire a libro la fesa di tacchino, in modo da avere un'unica fetta di circa 1,5 cm di spessore e spalmarvi in superficie il trito di pomodori e mandorle (forse ne avanzerà... io ci ho condito la pasta!); arrotolare la fesa su se stessa e chiuderla bene con uno spago - passaggio che ancora mi crea qualche problema! - quindi massaggiarla con un pò di sale.
In una padella dai bordi alti - io ne ho usata una in ghisa - far scaldare dell'olio con uno spicchio d'aglio, che poi verrà eliminato, e far rosolare la fesa di tacchino girandola su tutti i lati; sfumare quindi con un pò di aceto di pinot nero per qualche minuto e continuare la cottura con coperchio per almeno 45 minuti a fiamma dolce, girando di tanto in tanto l'arrosto e controllando che il fondo di cottura non si asciughi: A cottura ultimata far raffreddare l'arrosto prima di tagliarlo e servirlo freddo - o anche appena scaldato se si preferisce - con un pò del suo fondo di cottura.

giovedì 3 giugno 2010

Cherry merry muffins


I muffins sono i classici dolcetti mi piace preparare... mi rilassano, la loro preparazione è quasi terapeutica per me!
Da piccola i miei genitori, tra le altre cose, mi regalarono una bambolina molto in voga in quegli anni, la Cherry Merry Muffin, che profumava di ciliegia e aveva una bellissima e profumata teglia di muffins... Adoravo quella bambolina, tant'è che è una delle poche che conservo ancora gelosamente nel mio armadietto a casa dei miei genitori (insieme alla mamma della Famiglia Cuore che mi regalarono a 5 anni, dopo il classico intervento alle tonsille!).
L'altra sera la suocera mi ha portato in dono un bellissimo cestino di ciliegie, tanto belle quanto buone: come potevo resistere alla tentazione di sfornare anche io i cherry muffins come la mia adorata bambolina?!

Ingredienti per 12 muffins:
180 g di farina
120 g di farina di mandorle
125 g di zucchero
10 g di cremor tartaro
una presa di fleur de sel
200 g di ciliegie
un uovo
80 g di olio leggero e fruttato
170 g di yogurt greco

In due ciotole dividere gli ingredienti secchi da quelli umidi: nella prima amalgamare la farina e il cremor tartaro setacciati con la farina di mandorle, lo zucchero e un pizzico di fleur de sel, nella seconda invece sbattere l'uovo con lo yogurt e l'olio. Pulire le ciliegie, metterne da parte alcune intere e snocciolare le restanti, tagliandole in 4 parti. Versare gli ingredienti umidi nella ciotola con gli ingredienti secchi e amalgamare bene - il composto non sarà fluido ma grumoso - e unire le ciliegie a pezzi. Riempire per 2/3 i pirottini, adagiare una ciliegia intera al centro di ogni pirottino e cuocere in forno già caldo a circa 200° per circa 15 - 20 minuti.


lunedì 23 novembre 2009

Biscotti burrosi e golosi


Ammetto di non essere una grande biscottatrice, ad eccezione del periodo natalizio, dove di solito sforno centinaia di biscotti tipici siciliani, i buccellati, da regalare ad amici e parenti. Questi biscotti mi vengono particolarmente bene, buoni, cotti al punto giusto, gran bella forma lavorata con il coltellino, e infatti sono apprezzati da tutti... solo che per farli ci metto un giorno intero (non esagero!)! Sarà per questo che poi durante l'anno non biscotto più, forse quel giorno mi è più che sufficiente.
Solitamente non sono una gran consumatrice di burro, ho trovato un olio eccezionale per le mie torte e il burro viene usato pochissime volte nella mia cucina buco. Però il contest di Sandra mi ha incuriosita e ho iniziato a volerne sapere di più sul burro - tanto temuto e oggetto di stupidi pregiudizi da parte mia! - e allora ho scoperto varie notizie interessanti qui e da izn, che sta diventando la mia guida (lei non lo sa ancora!); brevemente:
- a parte qualche eccezione la maggior parte del burro italiano è di scarsa qualità; il motivo è che il burro italiano viene ottenuto soprattutto per affioramento e non centrifugando la panna. L'affioramento è un processo lento fatto ad alte temperature, che rende la panna (usata per la produzione del burro) acida; questo perchè in Italia la gran parte del latte viene usato per la produzione del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano, i quali necessitano di latte parzialmente scremato appunto per affioramento della crema.
- esistono anche degli ottimi burri italiani da centifuga, basta informarsi. Il burro da centrifuga è un prodotto sano, con buoni quantitativi di vitamina D e E e con grassi insturi, quindi non tossici.

Per questi biscotti mi sono documentata ed ho acquistato un ottimo burro da centrifuga (aspettando di poter provare anche il burro delle Fattorie Fiandino - ebbene sì, sono molto curiosa di assaggiarlo!), e l'ho assaggiato spalmato su una fetta di pane: una vera delizia, la differenza con un burro da affioramento c'è, si vede e soprattutto si sente!
Ma torniamo ai biscotti... Qualche mese fa sono stata ad un bel matrimonio, e nella bomboniera che ci è stata data c'erano 4 tipi di confetti diversi, tutti buonissimi, ma uno in particolar modo mi ha colpito: mandorle, cioccolato bianco ed agrumi. Per l'ultimo confetto di questo tipo c'è stata una piccola lotta in casa, dalla quale sono uscita perdente :-( però volevo assolutamente provare a riproporre questo abbinamento, davvero delizioso, delicato e - da non sottovalutare - goloso!

Con questa ricetta partecipo al Contest più morbido del web di Sandra in collaborazione con le Fattorie Fiandino


Ingredienti:
125 g di burro (tirarlo fuori dal frigo almeno 20 minuti prima dell'utilizzo)
120 g di zucchero di canna
110 g di farina di riso
140 g di farina 00
2 tuorli
1 limone bio
1 arancia bio
30 g di cioccolato bianco
50 g di mandorle
un pizzico di bicarbonato

Lavorare il burro morbido con lo zucchero fino ad avere una crema omogenea, unire poi i tuorli uno alla volta continuando a lavorare il composto (non aggiungere il secondo tuorlo finchè l'altro non è stato incorporato). Aggiungere le scorze grattuggiate di mezza arancia e di mezzo limone, unire il cioccolato bianco tagliato a pezzettini minuscoli e le mandorle tritate. A questo punto aggiungere le farine setacciate e il bicarbonato, amalgamare bene il composto e farlo riposare in frigo per un'ora circa avvolto da pellicola. Trascorso il tempo necessario in frigo stendere la pasta con un mattarello, lasciandola ad un spessorie di circa mezzo centimentro, tagliarla con un coppapasta e sistemare i biscotti su una teglia coperta da carta da forno, lasciando qualche centimetro di distanza; far cuocere in forno già caldo a 160° per circa 10 minuti, farli raffreddare e conservarli in una scatola di latta.


giovedì 5 novembre 2009

Survivals'cake e post lungo


L'avevo anticipato ieri... anche se in ritardo di un giorno mi fa piacere scrivere di una mostra inaugurata ieri a Milano alla Galleria Obraz. Survivals di Rossella Poli, a cura di Silvia Bottani.
Ultimamente sto notando una certa tendenza ad esprimermi con quello che cucino - e mangio... Non so se sia normale o meno, sicuramente è una cosa particolare. Per fare un esempio, quando leggo un libro penso ad una preparazione che si associ a quel che ho letto, i cui odori e sapori mi rimandino alle atmosfere in cui il libro in questione mi ha portata: è stato così per esempio con Shantaram (a proposito, devo ancora buttarmi su qualche ricetta indiana, nel frattempo il chai tea bevuto tanto dai protagonisti del libro è entrato con prepotenza della mia selezione di tè quotidiani!). O ancora, se mentre torno da lavoro - pedalando a fatica - vedo uno scorcio di Milano mai notato prima, o sento un profumo particolare, o anche vedo un'immagine che mi colpisce particolarmente, provo a pensare a come trasformarla in un piatto... Poi non sempre il "pensiero" diventa necessariamente un piatto!Quando l'altro giorno stavo leggendo il comunicato stampa di Survivals ho iniziato uno dei miei giri mentali di ispirazione culinaria; inoltre, realizzare una ricetta ispirata alla mostra mi sembrava un modo carino per fare il mio in bocca al lupo a Silvia, che oltre ad essere curatrice della mostra è anche un'amica.

"Una struttura di vetro, scientifica, che potrebbe abitare un laboratorio, contenente elementi chimici, acqua che è mare e aria per il cielo, transustanziati. Si rimestano e fondono attraverso un processo alchemico, che muove il fautore dell’azione verso le stelle. Questa l'origine. Osservo con attenzione: a fianco del ...marchingegno, una valigia, che racchiude altre porzioni di acqua e aria, contenute in due ampolle, un monocolo, una cartina con tracciato l'itinerario per raggiungere la città di Goring La, un curioso strumento per orientare le mappe. Non c’è spazio per i souvenir: il bagaglio è un kit di sopravvivenza, raccoglie dentro sé il necessaire fantastico per un viaggio reale. Valigie che sono altrettanti ponti verso mondi possibili, posti appena un passo a lato del nostro quotidiano; risplendono di simboli, cariche di richiami organici, cuori e cordoni ombelicali rosso porpora o carminio, sono il sangue venoso colmo di impurità o quello che sgorga come sorgente chiara dalle arterie, segnate da blu femminei, sorrette da trasparenze aeree vetrose, affermando un hic et nunc che brucia qualsiasi tentazione di spiritualità. Sono un’affermazione eppure un dialogo aperto: enti attivi, pensati nello svolgersi del tempo, immaginati come compagni di viaggio, da toccare, aprire, usare, rompere, manipolare e reinventare. Lo rivelano le numerose parti di ricambio, presenti in molte valigie, studiate con la meticolosa attenzione dell’ingegnere folle, innamorato della bellezza della macchina. Tutti oggetti accostati e ricombinati secondo regole apparentemente imperscrutabili, che funzionano come dispositivi di desiderio, inquietano, agiscono su chi li possiede con la forza del perturbante. Si tratta di sopravvivenze: l’opera di Rossella Roli, impudica, dismette ogni vanità e intraprende un’ascesa verso la vetta della montagna, verso altri spazi temporali, negli inferi della memoria. Non ci sono oggetti, infatti, slegati dall’azione del ricordare, essi sono naturalmente connotati come macchine del tempo. Materni nel loro proteggerci dall’horror vacui, sono presenze in prima istanza rassicuranti, capaci di ancorarci al reale, talvolta taumaturgiche. Scavalcando l’idea che l’opera d’arte - in particolare quella che ha a che fare con la scultura - necessiti di un luogo fisico determinato con cui discorrere e infrangendo la regola aurea che la vuole sacra, intoccabile, elemento ieratico quando avvolto in fumi metafisici, o semplicemente cinico, quando più connotato di allure contemporanea, l'assemblaggio di Rossella Roli invece è audace nel rinunciare ad uno status prestabilito, non ha paura di essere dipendente dal fruitore, di farsi cosa d’uso quotidiano. Eppure, ogni valigia è uno strumento di salvataggio, una dichiarazione di guerra all’oblio. Non c’è possibilità di rimozione o di stasi, tutto è azione, un corpo di soldato animato da quell’Eros terribile che non ha requie e incessantemente cerca, condannato da un desiderio inappagabile, così come cantato nella “Supplica a mia madre” di Pier Paolo Pasolini:
“Per questo devo dirti ciò ch'è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.
Sei insostituibile. Per questo è dannata  
alla solitudine la vita che mi hai data.”

Questo cake rappresenta il mio bagaglio - kit di sopravvivenza con la sua semplicità, è il mio ponte verso quel mondo possibile che mi attrae - l'India; le mele qui sono le presenze rassicuranti , le mie "macchine del tempo" che mi riconnettono ai ricordi. 

Ingredienti: 
2 mele 
120 g di farina di riso 
120 g di farina integrale 
3 uova 
130 g di zucchero di canna 
una tazza di chai tea 
30 g di olio extravergine d'oliva leggero e fruttato 
una bustina di lievito 
50 g di mandorle 
20 g di burro 
cannella 

Sbattere le uova con 110 g di zucchero per una decina di minuti, fino ad avere un composto gonfio e spumoso; aggiungere le farine e il lievito setacciati, il chai tea, l'olio e amalgamare dolcemente con una spatola, bisogna avere un impasto piuttosto gonfio. Aggiungere le mele pulite e tagliate e fettine molto sottili e versare l'impasto in una tortiera leggermente unta. Pestare le mandorle ed unirle al burro e al restante zucchero, amalgamandodita con le dita. Coprire l'impasto con questo composto di burro, zucchero e mandorle sbriciolandolo sulla superficie, spolverizzare un pò di cannella far cuocere in forno caldo a 180° per 35 minuti circa (controllare la cottura facendo la prova dello stecchino).


martedì 3 novembre 2009

Pollo con miele, mandorle e melagrana


Avevo comprato una melagrana non sapendo bene cosa farci... però era bella, e messa in bella vista tra mele e banane dava un tocco coreografico proprio bello al mio tavolo!
Poi ho visto che Lydia aveva fatto un filetto caramellato con la melagrana e la cosa mi aveva molto incuriosita, quindi prendendo spunto da lei e da un'altra preparazione tipica persiana, Anatra noci e melagrana, letta da qualche parte in giro per il web (se ritrovo il link lo posto, ma ora non ricordo dove l'ho presa!), ho preparato questo buonissimo pollo (almeno, a noi è piaciuto davvero molto).

Ingredienti:
1 kg di pollo a pezzi
una melagrana grande
uno scalogno
una manciata di mandorle
3 cucchiai di miele di castagno
olio extravergine d'oliva
sale

Tagliare a metà la melagrana e spremerlo nello spremiagrumi,  conservarne il succo e alcuni chicchi. Far rosolare i pezzi di pollo in una casseruola ampia con lo scalogno tritato e dell'olio, dopo una decina di minuti aggiungere le mandorle pestate, il succo e i chicci di melagrana, il miele, due mestoli d'acqua, regolare di sale, coprire e far cuocere per circa 30 minuti, controllando di tanto in tanto e girando i pezzi di pollo. Trascorso questo tempo il liquido dovrebbe essersi asciugato e il pollo è pronto!